Dec 16

The

Category: Recensioni Dvd

SILVER ARROW
L’operazione Before The Frost… Until The Freeze culmina col dvd che riprende la band negli studi di Levon Helm a Woodstock. Come certi filmati d’archivio dei tempi di Big Pink

Dalla reunion del marzo 2005 ad oggi i Black Crowes hanno tenuto 588 concerti di cui soltanto 20 fuori dal suolo americano. Numeri da far girare la testa, da Grateful Dead insomma. I primi tre anni sono stati dedicati esclusivamente alla parte live, alla ricerca di un nuovo feeling che è cresciuto enormemente sera dopo sera fino a trasformarli in una band matura, mai vista a questi livelli. Hanno frugato ogni angolo del proprio repertorio, integrandolo con centinaia di cover provenienti dal migliore songbook americano degli anni 60 e 70. E quando si sono sentiti pronti sono tornati a registrare due album di inediti, Warpaint e Before The Frost… Until The Freeze, che nulla hanno da invidiare alla trilogia degli esordi, quella dell’1 fisso in cima a Billboard per intenderci. Pochissime band nella storia del rock sono riuscite ad essere tanto credibili a vent’anni dagli esordi e gran parte del merito va dato alla volontà di ripartire dalle radici e dalla strada.
23 agosto 2008. Chris Robinson è ospite di uno dei famosi Midnight Rambles che da qualche anno si tengono al Levon Helm’s Barn di Woodstock, nello stato di New York. Il vecchio granaio ristrutturato in mezzo ai boschi è il posto dove l’ex batterista di The Band ha scelto di vivere realizzandovi anche un bellissimo studio di registrazione e un piccolo auditorium dalla magica atmosfera. Chris ne rimane talmente colpito da voler portarci tutta la band per registrare il materiale che andrà a comporre il nuovo album. Dal 21 febbraio al 7 marzo 2009, due settimane di ritiro tra le Catskill innevate con strumentazione, amici e tanto alcol per realizzare quella che, a parere di chi scrive, è la migliore raccolta di canzoni mai registrata dai fratelli di Atlanta. C’è dell’altro: ciò che ha reso Before The Frost… Until The Freeze qualcosa di veramente speciale è un’intuizione avuta da Chris Robinson fin dal primo momento. Se siamo una live band registreremo davanti al nostro pubblico. Il materiale viene così registrato in presa diretta nel corso di cinque serate in cui la band suonerà ben 94 takes di 30 brani, 22 inediti e 8 cover, alla ricerca delle migliori tracce da includere nell’album definitivo. Il fatto di suonare live ha consentito al gruppo di mantenere una freschezza difficilmente riscontrabile in una prova in studio, tenendo alta la concentrazione e registrando tutto in tempi brevi. Questo dvd è la testimonianza visiva di ciò che è accaduto durante quei giorni di fine inverno: un’ora e mezzo di immagini sgranate, sovrapposte, a tratti sbiadite, come certi filmati d’archivio girati nello scantinato della Big Pink di The Band. Quarant’anni prima, poco distante da lì.
Dodici i brani filmati e proposti: 4 dalla prima parte (quella stampata su cd), 5 dalla seconda (quella da scaricare on line), 2 cover magistrali (Oh! Sweet Nuthin’ dei Velvet Underground e Dolphins di Fred Neil) e un inedito assoluto, Little Lizzie Mae. L’atmosfera è calda e distesa, Chris Robinson canta, scherza, ride e si dimena, la qualità della musica è semplicemente magnifica. I corvi hanno sempre suonato come “classici†fin dagli inizi ma oggi c’è molto, molto di più. C’è la parte più roots delle registrazioni che sbalordisce per qualità, precisione e pertinenza stilistica. C’è la maestria di Luther Dickinson, figlio d’arte che suona come un fenomeno chitarra acustica, elettrica, slide e mandolino. C’è il polistrumentista Larry Campbell che con banjo, fiddle e pedal steel aggiunge gli inconfondibili colori del bluegrass e della country music. E poi c’è Rich, il fratellino, quello che non ride mai ma che non scherza nemmeno quando è il momento di cantare (bene) una delle sue nuove composizioni, di lanciarsi in un vibrante assolo in stile Seventies o di suonare il sitar con inaspettata dimestichezza.
Non stupisce affatto che l’ultimo album sia stato tanto apprezzato in patria e accolto tiepidamente in Europa. Before The Frost… Until The Freeze (o Cabin Fever se preferite chiamarlo così) non è cosa per tutti. Rappresenta una sorta di vademecum della musica rock americana degli ultimi quarant’anni, una sintesi stilistica tra le più grandi band di quel paese, da CSNY ai Flying Burrito Brothers, dai Grateful Dead a The Band. Tutta roba che da noi ha sempre fatto oggettivamente piuttosto fatica. Rimane solo una domanda senza risposta: perché pubblicare tutto ’sto ben di dio in maniera tanto spezzettata invece che raccoglierlo in un unico, elegante cofanetto? E cos’altro ci dobbiamo aspettare visto che 7 brani mancano ancora all’appello?
Alessandro Zanoni


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Nov 24

Bonnaroo

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Il profumo di un estate sotto il cielo del Tennessee. Quanto mi manca il Bonnaroo… Read more

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Nov 19

Espers

Category: Recensioni CD

DRAG CITY / SELF
Il gruppo di Philadelphia recupera la purezza del primo lavoro senza abbandonare le sonorità “misteriose†del secondo

Correndo il rischio di essere smentiti, diciamo che questo nuovo III è, per l’ensemble di Philadelphia, il disco della maturità. Rappresenta una sintesi perfetta tra i precedenti lavori in studio e alcuni interessanti progetti solisti che hanno visto la luce in questi anni (Dear Companion di Meg Baird e The Hive di Greg Weeks su tutti). Il viaggio musicale compiuto dalla band è vasto e articolato: partiti come trio con il freak folk acustico dell’album d’esordio i nostri, divenuti sestetto, si sono fatti ambiziosi con l’ep di cover The Weed Tree, gioiello che in 6 brani racchiude un’incredibile gamma di sonorità psichedeliche. Il successivo II è stato un altro passo avanti: mistico e notturno, radicato nel british folk e nel progressive, è un disco dalla ritmica più marcata, caratterizzato da affascinanti pattern elettrici e dalla sovrapposizione di voci ancestrali. Questo nuovo album è, almeno in parte, uno sguardo nello specchietto retrovisore: III ha il pregio di recuperare la purezza dei primi due lavori senza abbandonare alcune misteriose sonorità del precedente. In questo senso i primi due brani sono illuminanti. I Can’t See Clear è un folk-rock solare, sbarazzino, che si muove a tempo di valzer con le note alte della Baird a sovrastare le chitarre acustiche e gli archi. Il ritornello strumentale è una intonata divagazione della chitarra distorta di Weeks. In The Road Of Golden Dust la Baird e Weeks cantano melodiosamente all’unisono mentre si allungano le prime ombre e un feeling cupo e spaventoso ci ipnotizza lentamente. Caroline è un’ariosa ballata dal sapore vagamente country. Pearl è sognante e delicata: il violoncello ne determina l’andatura, le chitarre leggere, il Wurlitzer e la ritmica accennata creano una texture sonora dalla quale si staglia dolcemente la voce di Meg Baird, la Sandy Denny dei giorni nostri. Sightings è un altro brano senza tempo, dove i violini vengono e vanno come su un’altalena, mentre le progressioni della chitarra elettrica si disperdono in un labirinto sonoro di grande fascino. La malinconia ti avvolge in Another Moon Song, un brano acustico sornione, che riesce a unire il blues con quei sapori celtici che l’etereo canto suggerisce. La chiusura dell’album è Trollslända, una sorta di ninnananna cantata in armonia dalle voci intrecciate di Weeks e Baird, dove il violoncello della Espvall si lascia andare in un ispirato assolo prima che la chitarra cinematica del finale lasci spazio all’immaginazione, ora libera di vagare in un tempo indefinito. Questa band si sta facendo più sofisticata e avventurosa, sia nella composizione dei brani che nella capacità di produrre grandi album.
Alessandro Zanoni

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Nov 19

A

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Esistono le serate perfette? Certo. Qui sopra ne potete vedere una. Enjoy. Read more

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Nov 19

Gov

Category: Recensioni CD

PROVOGUE RECORDS

Registrato nello studio di Willie Nelson in Texas, è duro e aggressivo. Con in mente Hendrix, Buddy Miles e Mitch Mitchell

A tre anni dall’uscita di High & Mighty esce By A Thread, il nuovo album in studio dei Gov’t Mule. Valeva la pena aspettare un tempo così lungo? Sì. Il disco è suonato da dio (e questa non è una novità) ed è prodotto egregiamente da Gordie Johnson (Big Sugar) che ha avuto il merito di far suonare il disco in studio come fosse un live, l’habitat naturale di questa band. By A Thread rappresenta il tentativo, di un gruppo di veterani, di dare una scossa alla propria carriera, ricercando una nuova via alla composizione a seguito di una fase di appannamento. Al di là dei meriti della produzione a ridisegnare il sound della band ha contribuito non poco l’ingresso di Jorgen Carlsson, sconosciuto bassista di origini svedesi che ha preso il posto di Andy Hess. Il suo stile aggressivo, senz’altro più vicino a quello del compianto Allen Woody (il bassista originale della band), ha un maggiore tasso di imprevedibilità. By A Thread è stato interamente scritto e registrato al Pedernales Studio di Willie Nelson, vicino Austin, Texas. Il disco si apre con Broke Down On The Brazos, dove al suono del basso pulsante si affiancano, minacciose, le chitarre di Warren Haynes e dello special guest Billy Gibbons (ZZ Top) che disegnano un riff duro, ingarbugliate in un ruggito assordante che impone al brano un andamento spietato. La successiva Steppin’ Lightly è un potente funk da supertrio rock, dove la ritmica fresca e sincopata dettata dal duo Carlsson-Abst si contrappone al suono della chitarra di Haynes, lanciata in un selvaggio riff funkeggiante che sovente si lascia andare ad andature reggae. I sapori Delta blues sono alla base di Railroad Boy, traditional che parte piano e poi si trasforma, attraverso un avvincente riff staccato, in qualcosa di molto vicino ai Led Zeppelin dell’età dell’oro. Any Open Window è dedicata alla memoria di Mitch Mitchell e Buddy Miles e nella struttura del brano riecheggiano prepotenti le atmosfere hendrixiane. L’interazione della sezione ritmica è semplicemente sbalorditiva. Frozen Fear è invece una ballata mid tempo, un country-rock caratterizzato da un incedere reggae e da un tappeto di organo Hammond. Il brano più lungo, Inside Outside Woman Blues #3, è un blues crudele, una jam in evidente stile Jimi Hendrix. Warren Haynes apre con un selvaggio assolo wah-wah che converge in un lento, esagerato, blues metallico: il territorio prediletto dalla band, il campo da gioco dove i nostri non incontrano avversari credibili. L’album si chiude con World Wake Up, ballad scarna e delicata, che ha il pregio di non scivolare negli stilemi tipici delle ballate in salsa southern, così familiari alla band. E anche questa è una novità.
Alessandro Zanoni

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Oct 15

Stars

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Sep 23

David

Category: Recensioni CD

VIRGIN
Dal vivo nel ‘99, Bowie inframmezza le canzoni con aneddoti e storie. Su cd + dvd

A dieci anni di distanza dalla messa in onda sul canale Vh1 esce, nel formato cd+dvd, questo piccolo live della serie Storytellers. Il collaudato format televisivo è l’ambiente ideale per un abile entertainer come David Bowie: registrato a New York il 23 agosto del 1999, pochi mesi dopo l’uscita di Hours, questo live ci consegna un’artista in forma e di ottimo umore. Accompagnato da una band eccellente, tra cui segnaliamo Sterling Campbell alla batteria, Mike Garson al piano e Reeves Gabrels alla chitarra, Bowie ripercorre alcuni momenti chiave di una lunga carriera di successi. Tra un brano e l’altro rispolvera con ironia gustosi aneddoti connessi in maniera più o meno diretta alle canzoni proposte. Uno sguardo intimo, un’occhiata sul proprio passato dove l’artista, più che svelare chissà quali retroscena, intrattiene amabilmente grazie a un’innata capacità comunicativa e a un magnetismo che conosce pochi eguali. Un racconto dove città, personaggi e passaggi della carriera si intrecciano ad autentiche gemme come Life On Mars?, Word On A Wing e Drive In Saturday. Arrangiamenti di classe, interpretazione vocale da brividi e un gran gusto nel rileggere ogni brano evitando sempre la routine e la riproposizione. Come nel caso di China Girl dove un’introduzione jazzy lascia il posto a un piacevole stravolgimento in chiave hard rock, che riporta il brano vicino allo spirito originale di The Idiot e alla Berlino di fine anni 70 esplorata insieme all’amico Iggy Pop. Un difetto? La brevità. Sette brani soltanto ai quali si aggiungono, nel formato dvd, quattro bonus track tra le quali emerge la splendida Always Crashing In The Same Car.
Alessandro Zanoni
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